Dieci anni di lavoro, sette anni di riprese. Anni durante i quali è cambiato tutto: nella vita delle protagoniste di questa storia e di chi le ha seguite, per raccontarle. Avevo chiesto notizie, di tanto in tanto: come va con le pescatrici? Eh, dobbiamo aspettare. La norvegese, Sandra, è partita per l’Ucraina. In che senso? Nel senso che è andata a combattere come volontaria. E la pugliese? La pugliese, Antonia, non si arrende: vuole fare il capitano, ma la famiglia non vuole. Non è mestiere da donne, ripetono tutti. Sul mare Artico come a Gallipoli. Dieci anni di lavoro, una rarità di questi tempi.

Vi parlo di questo film, Sea sisters (sorelle di mare, o del mare) appena presentato al Bif&st di Bari in anteprima mondiale, perché sono certa che piacerà moltissimo soprattutto alle nuove generazioni. Quelle che scendono in piazza quando credono in una causa, che cambiano l’esito di un voto quando la politica dei palazzi non si aspetta che arrivino, che cercano continuamente persone a cui ispirarsi e le trovano, sempre fuori dal novero dei famosi.

Ad Antonella W. Gaeta, sceneggiatrice insieme a Brunella Filì, la regista, avevo chiesto tempo fa cosa la spingesse a seguire con tanta ostinazione, per così tanto tempo, andando e tornando da paesi lontani, questa storia. Mi aveva risposto con le parole che ora trovo messe in ordine nella sinossi.