Nelle campagne, nei giardini e persino negli spazi urbani, oggetti di uso quotidiano possono trasformarsi in trappole letali per gli animali. Non si tratta di strumenti di bracconaggio, ma di bidoni per l’irrigazione, cisterne aperte, abbeveratoi o semplici bacinelle. Contenitori progettati per raccogliere acqua che, per numerose specie animali, spesso non lasciano via di scampo.
Ecco l’insidia: un animale, attratto dall’acqua per bere o bagnarsi, entra nel contenitore ma non riesce più a uscire. Le pareti lisce e verticali impediscono qualsiasi appiglio. Se il livello dell’acqua è basso, la fuga diventa impossibile. Gli uccelli, con il piumaggio inzuppato, non riescono più a sollevarsi in volo; piccoli mammiferi, rettili e anfibi, costretti a nuotare senza sosta, muoiono rapidamente per sfinimento o ipotermia.
Foto credit: Costantino d'Antonio
Tra le vittime più frequenti ci sono rapaci notturni come l’allocco (Strix aluco) e la civetta (Athene noctua), ma il fenomeno coinvolge trasversalmente tutta la biodiversità: ricci, scoiattoli e numerosi micromammiferi. I dati scientifici parlano chiaro: studi europei indicano che circa un barbagianni su sette muore in punti d’acqua artificiali, mentre per la civetta il rapporto sale a quasi uno su cinque.






