Un gesto che sembra innocuo, offrire cibo a un animale selvatico, può trasformarsi in una trappola. Non solo per l’animale, ma anche per chi lo nutre. Lo dimostra un nuovo studio guidato da Shermin de Silva dell’Università della California a San Diego, pubblicato sulla rivista Ecological Solutions and Evidence.
Il team ha osservato per anni il comportamento degli elefanti del Parco Nazionale di Udawalawe, nello Sri Lanka, e ha documentato gli effetti devastanti dell’interazione con i turisti: gli animali abituati a ricevere cibo dagli esseri umani hanno iniziato a sviluppare comportamenti pericolosi, a mendicare lungo le strade, a rompere le recinzioni per cercare dolci e alimenti processati e in alcuni casi, questi incontri sono finiti in tragedia: diverse persone sono state ferite o uccise, e almeno tre elefanti sono morti.
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Non solo un problema asiatico
L’articolo, sebbene si riferisca al contesto asiatico, è un campanello d’allarme anche per l’Europa e l’Italia, dove il contatto tra esseri umani e fauna selvatica è in costante aumento e dove la tentazione di “aiutare” un animale, magari durante una passeggiata in montagna, al parco o in vacanza, è spesso percepito come un atto di amore e sensibilità. Ma è davvero così? “Ciò che può sembrare un gesto di generosità” spiega de Silva “può in realtà avere conseguenze devastanti sia per gli animali che per le comunità umane”. È un concetto chiave che trova piena applicazione anche in Italia, nei parchi nazionali, lungo le coste e perfino nei giardini pubblici. Caprioli che si avvicinano ai centri abitati in cerca di cibo, volpi che rovistano tra i rifiuti, cinghiali che invadono le strade, gabbiani che rubano panini dalle mani dei turisti: non sono più scene eccezionali; sono purtroppo ormai parte del nostro quotidiano. E spesso, all’origine di questi comportamenti, c’è proprio l’intervento umano.






