Sta facendo discutere la campagna lanciata dallo zoo di Aalborg, nel nord della Danimarca: chi non vuole più il proprio animale domestico può portarlo direttamente allo zoo, dove verrà dato in pasto ai predatori in cattività. Un messaggio chiaro, quasi brutale, rilanciato attraverso i social dello zoo con toni apparentemente neutri, ma che ha sollevato un’ondata di critiche e interrogativi etici in tutta Europa.

La campagna invita alla donazione di piccoli animali domestici vivi come conigli, galline, porcellini d’India e persino cavalli (purché al di sotto dei 147 centimetri al garrese), specificando che gli animali devono essere sani, accompagnati dai documenti richiesti e consegnati in vita per poi essere soppressi dallo staff veterinario dello zoo. L’obiettivo dichiarato? “Imitare la catena alimentare naturale” per garantire il benessere dei predatori, offrendo loro carcasse intere, con pelo, ossa e organi, come avverrebbe in natura.

Nonostante nei post ufficiali non vengano mai menzionati espressamente cani e gatti, nemmeno viene chiaramente esclusa la possibilità che questi possano essere accettati. Il linguaggio utilizzato è volutamente vago, “animali domestici” lasciando spazio a interpretazioni e – soprattutto – a reazioni.