«Fateci tornare insieme. Siamo qui per essere ascoltati e per poter tornare a essere di nuovo una famiglia». Catherine Birmingham lo dice davanti a Palazzo Giustiniani a Roma con la voce spezzata, mentre stringe al petto un foglio stropicciato e un piccolo cesto di vimini. Si batte il petto, abbassa lo sguardo, poi lo rialza verso le telecamere. Piange. Accanto a lei il marito, Nathan Trevallion le accarezza lentamente la spalla, cerca di sostenerla, si volta un attimo e si soffia il naso. È l’immagine che resta: una famiglia, quella che abbiamo imparato a conoscere come «la famiglia nel bosco», che prova a ricomporsi sotto gli occhi del Paese.
Sono arrivati a Roma come promesso. L’invito era stato lanciato il 16 marzo dal presidente del Senato, Ignazio La Russa, tra polemiche politiche e mediatiche. Ma ieri, la coppia anglo-australiana è partita presto da Chieti. Alle 9.30 è arrivata nello studio dell’avvocata Danila Solinas, in via Spaventa. Con loro un’interprete. I volti erano tesi, i movimenti misurati. Alle 10 circa escono: li attende un’auto scura con un autista arrivata da Roma. Salgono senza parlare. Il viaggio verso la Capitale è silenzioso, quasi sospeso.
Quando l’auto si ferma alle 12.30 dentro Palazzo Giustiniani, nel cuore della Capitale, Nathan indossa una giacca scura, la camicia ben chiusa. Mentre Catherine ha un abito rosa pallido, uno scialle bianco sulle spalle, e un cestino di vimini che sembra fuori dal tempo. Scendono insieme, si cercano, si sostengono con una carezza. L’incontro a porte chiuse con La Russa dura poco più di trenta minuti. Intimo, riservato. Un faccia a faccia che il presidente del Senato definisce di “moral suasion”. Nessuna interferenza con la magistratura, precisa subito, ma un invito chiaro: «Non ho né titoli né intenzione di mettere in discussione i provvedimenti dell’autorità giudiziaria. Spero però che si possano eliminare tutte le rigidità per favorire il più possibile il ritorno a una famiglia unita.» E ancora: «Sono fermamente convinto che non vi sia maggiore felicità per i bambini che stare con il proprio papà e la propria mamma». Parole misurate, istituzionali, che però tracciano una direzione. Perché la storia della cosiddetta «famiglia nel bosco» è diventata molto più di un caso giudiziario.










