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Ultimo aggiornamento: 7:50

Ho scritto un post semplice, diretto, concreto: nei bagni pubblici del nostro quartiere manca ciò che serve davvero, il sapone e lo shampoo. Materiale raccolto, comprato, donato, resta fermo, inutilizzato, bloccato qui da me in magazzino. La verità è semplice: chi ha bisogno non ha accesso al minimo indispensabile. Punto.

Dopo la pubblicazione, messaggi, commenti, telefonate. Politica di base, quella della circoscrizione, persone dentro i meccanismi, incredulità, indignazione. “Ma perché scrivi questo?”. Perché è vero. Niente giri di parole. Poi arriva la domanda: “Come possiamo risolvere?” La risposta è semplice: prendetevi il materiale che abbiamo già raccolto. Fine. Nessuna riunione, nessuna mail, nessuna firma, solo il gesto semplice di allungare la mano e distribuire ciò che serve. Invece tutto resta fermo, in attesa di procedure.

Questa mattina entra una signora, Carmela, come mia zia, che oggi compie gli anni, coincidenza che fa sorridere. Fa parte di un’associazione religiosa: “Oltre me” Associazione Diaconia Valdese. Ha letto il mio intervento. “Abbiamo lo stesso problema”, dice. Problema chiaro: i buoni doccia del Comune offrono solo acqua gratuitamente. Shampoo e sapone ci sono, ma sono a pagamento e specifici.