Come si ricicla un pannello solare? Il Green deal europeo, ovvero la strategia che fino a poco tempo era il faro delle nostre vite, non punta soltanto a un’economia a basse o zero emissioni nette, ma a un sistema “sostenibile” nel suo insieme. Un sistema dove il rifiuto – nell’accezione comune del termine – viene ridotto al minimo e lo smaltimento in discarica è sostituito dal riciclo, dal riutilizzo e dal ricondizionamento. L’obiettivo è allungare il più possibile la vita utile dei prodotti e, una volta che si è conclusa davvero, recuperare i materiali preziosi al loro interno: in questo modo si promuove la dissociazione tra crescita economica e sfruttamento delle risorse naturali, riducendo nel contempo l’impronta carbonica dei beni di consumo. Anche un pannello solare fotovoltaico, per esempio, genera elettricità pulita, ma porta con sé un “costo energetico” da pagare: quello necessario alla sua fabbricazione. Un dispositivo fotovoltaico usato, però, ha già compensato l’energia impiegata per produrlo durante il suo primo ciclo di vita. E, in questo senso, è ancora più “sostenibile” di uno nuovo.Secondo il Centro comune di ricerca (Jrc) della Commissione europea, l’Unione accumulerà tra i sei e i tredici milioni di tonnellate di rifiuti fotovoltaici e pannelli usati entro il 2040. È una sfida e anche un’occasione, dato che questi dispositivi contengono alluminio, rame, argento, silicio e altro ancora. Ma un pannello solare dismesso non è necessariamente da smantellare: può essere reintrodotto sul mercato – quello di seconda mano – e continuare a generare elettricità per tanti anni ancora. In media, infatti, la vita operativa di un pannello è di 25-30 anni, e anche dopo venti mantiene all’incirca l’80% della sua capacità.I numeri del mercato fotovoltaico italianoLe elaborazioni di Italia Solare dicono che nel nostro paese, al 31 dicembre 2025, risultavano connessi oltre due milioni di impianti fotovoltaici, per una potenza complessiva di 43,5 gigawatt ripartita tra sistemi di grossa taglia (il 30% del totale), commerciali (43%) e residenziali (27%). Nei prossimi anni, con il progressivo invecchiamento degli impianti, una parte di questi moduli verranno sostituiti, andando ad alimentare il mercato secondario.Il consorzio Cobat Raee, dedicato alla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, stima che entro il 2026 in Italia si potrebbero recuperare 20mila tonnellate di pannelli solari dismessi.La piattaforma KeepTheSun per i pannelli usatiNel 2024 Coesa, una società di servizi energetici con sede a Torino, ha aperto un marketplace – il primo in Italia – dedicato proprio ai pannelli fotovoltaici usati. La piattaforma, chiamata KeepTheSun, ha finora intercettato e rimesso in circolo oltre 75mila moduli solari di seconda mano, che altrimenti sarebbero stati avviati a smaltimento: dispositivi provenienti da privati cittadini o da imprese che hanno ammodernato i loro impianti, ma anche lotti mai entrati in funzione oppure eccedenze di magazzino.L’età media dei pannelli rivenduti è di dodici anni, lontana dalla soglia di declino dell’efficienza. Da marzo, poi, è stata avviata anche la compravendita di inverter usati, apparecchi elettronici che hanno il compito di trasformare la corrente continua generata dai pannelli in corrente alternata, quella normalmente utilizzata nelle case. “In prospettiva KeepTheSun è destinata a diventare una piattaforma completa dedicata al fotovoltaico usato, che metterà a disposizione tutto il materiale necessario a costruire un impianto” ha spiegato l’amministratore delegato di Coesa, Federico Sandrone.Una regolazione per il mercato secondarioSenza un quadro normativo di supporto, però, in Italia il mercato secondario dell’energia solare potrebbe avere difficoltà a svilupparsi pienamente.“L’ultimo aggiornamento alla normativa che regola il fine vita dei moduli fotovoltaici incentivati risale a marzo 2025”, ha affermato Sandrone raggiunto da Wired Italia. “Su 37 pagine di prescrizioni, solamente mezza è dedicata alla commercializzazione. Viene stabilito che i moduli usati in impianti fotovoltaici incentivati in Conto Energia, la maggioranza di quelli che vengono dismessi visto che risalgono a impianti di quindi anni fa, possono essere comprati solamente da società estere. È una norma che, di fatto, espelle dal mercato interno i moduli che provengono dagli impianti italiani, favorendo l’export rispetto al riutilizzo domestico”.Coesa e gli altri operatori del settore chiedono allora di estendere gli incentivi anche ai pannelli usati certificati, in modo che possano venire reimpiegati nella realizzazione di nuovi impianti, e di chiarire che un modulo ancora efficiente non è necessariamente un rifiuto speciale da smaltire. “Finché la legge lo tratta come tale, la nuova filiera che stiamo costruendo non potrà dispiegare il suo pieno potenziale”, aggiunge Sandrone.Il tema del prezzoIl mercato secondario del fotovoltaico esiste grazie soprattutto alla lunga vita operativa dei pannelli. Per chi acquista, il vantaggio principale dell’usato è il prezzo più basso: circa un terzo in meno. Negli ultimi anni, però, il costo dei moduli nuovi è progressivamente diminuito, e questo potrebbe ridurre l’attrattività dei dispositivi di seconda mano. “In realtà il calo dei prezzi dei pannelli fotovoltaici nuovi sembra essersi già arrestato”, sostiene il co-fondatore di Coesa, “in parte per i dazi e per l’instabilità dello scenario internazionale, che incide anche sui costi di trasporto, in parte per lo stop agli incentivi statali cinesi alle proprie fabbriche”.“Dobbiamo poi ragionare in un’ottica globale e non solo locale”, prosegue Sandrone. “In Italia il pannello incide circa per il 20% sui costi di un impianto, ma in paesi con bassi costi di manodopera e minori oneri burocratici quella percentuale sale fino al 40%. In quei contesti, comprare l’usato non è un ripiego ma un’importante leva economica che può contribuire anche a combattere la povertà energetica”.Per contribuire a diffondere la generazione solare in quelle zone del mondo dove l’elettrificazione dei consumi è ancora scarsa – come l’Africa subsahariana, dove centinaia di milioni di persone non hanno affatto accesso all’elettricità –, Coesa ha sviluppato un kit di tecnologie fotovoltaiche di seconda mano. Chiamato JuaKit (da jua, che in lingua swahili significa sole), contiene dei pannelli solari usati, una batteria di accumulo, delle apparecchiature di connessione e un’applicazione per gestire da remoto l’impianto, che non ha bisogno di essere collegato alla rete elettrica per funzionare.
Come si ricicla un pannello solare e quanto è grande il mercato italiano dell'usato?
Il primo marketplace italiano di pannelli fotovoltaici usati si chiama KeepTheSun e finora ha rimesso in circolo oltre 75mila dispositivi di seconda mano. Con leggi adeguate, questo settore potrebbe crescere ancora, incrementando la sostenibilità e contrastando la povertà energetica






