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I negoziati arrancano in Medioriente, la deadline del 6 aprile si avvicina e la guerra rischia di subire una trasformazione per escalation
I lavori per arrivare a una tregua in Medioriente proseguono: la necessità di trovare un accordo per impedire una crisi energetica più grave spinge le trattative, benché a rilento. Tuttavia, nel frattempo il Pentagono starebbe valutando l'invio di un ulteriore contingente militare di circa 10 mila uomini nel Medio Oriente per ampliare la portata delle opzioni militari. È una indiscrezione del Wall Street Journal ora che siamo arrivati al 28esimo giorno di guerra, e questa mossa potrebbe addirittura segnare una escalation nel conflitto, perché lo trasformerebbe in una "boots on the ground" war a differenza di quanto è stato finora.
Le chiavi di lettura potrebbero essere due: una forzatura da parte degli Usa per portare l’Iran ad accettare determinate condizioni negoziali o una presa di coscienza che l’Iran ha intenzione e mezzi per proseguire lo scontro. In entrambi i casi è il segnale che le trattative non stanno procedendo come gli Usa sperano e che Washington è disposta anche a un sacrificio umano più elevato pur di portare a termine i suoi obiettivi. Le notizie che arrivano dal Medioriente indicano una volontà ferma dei Pasdaran di proseguire il conflitto, tanto che l’Iran ha ufficializzato l'abbassamento a 12 anni dell'età minima per il reclutamento in corpi paramilitari, precisando che i minorenni in divisa saranno relegati a ruoli ausiliari. È il segno di una necessità di uomini per, si spiega, “pattugliamento, presidio dei posti di blocco e gestione della logistica” che l’Iran giustifica con l’elevato numero di richieste di reclutamento da parte dei minori, che si configura comunque come un crimine di guerra per la Carta di Roma.






