È stato approvato in seduta plenaria al Parlamento europeo di Bruxelles l'avvio dei negoziati sulla riforma della legislazione Ue in materia di rimpatri, con 627 votanti, 389 favorevoli, 206 contrari e 32 astenuti. Si tratta di una nuova, importante vittoria della linea imposta da Giorgia Meloni e dal governo italiano sul tema immigrazione.

Il Parlamento europeo ha dato il via libera alla fase negoziale con il Consiglio Ue per definire un nuovo quadro giuridico sul rimpatrio dei cittadini di paesi terzi che soggiornano irregolarmente nell'Unione. La posizione adottata dagli eurodeputati prevede l'obbligo di cooperazione per le persone destinatarie di una decisione di rimpatrio e introduce norme più stringenti in caso di mancata collaborazione, inclusa la possibilità di detenzione fino a 24 mesi.

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Il testo apre inoltre alla possibilità di effettuare rimpatri verso Paesi terzi sulla base di accordi con gli Stati membri o con l'Ue, inclusi i cosiddetti hub di rimpatrio (è il cosiddetto modello-Albania, l'accordo stipulato tra Roma e Tirana per la creazione di CPR sull'altra sponda dell'Adriatico), e stabilisce regole più rigorose per i soggetti considerati un rischio per la sicurezza. Infine, viene previsto un rafforzamento del sostegno finanziario e operativo dell'Unione e delle sue agenzie a favore degli Stati membri per la gestione dei rimpatri. Esulta la premier Giorgia Meloni: "Via libera del Parlamento europeo alle nuove regole sui rimpatri: l’Europa va finalmente nella direzione giusta, su una linea che l’Italia ha sostenuto con forza". "Con i return hubs - spiega la premier - si amplia la possibilità di individuare una Nazione di rimpatrio per gli immigrati irregolari, includendo non solo i Paesi di origine ma anche i Paesi terzi. È un passaggio importante per rendere i rimpatri più efficaci, rafforzare il controllo dei confini e dare all’Europa una politica migratoria finalmente più credibile".