E’ meravigliosa, questa Succesion della politica italiana. L’eredità di Silvio Berlusconi, il nostro Murdoch, che trent’anni dopo finisce nelle mani delle sue donne di famiglia: figlie, figlie di amici carissimi, assistenti, fidanzate. Le bambine e le ragazze di allora. Come mai nessuno di quelli bravi l’ha ancora scritta: certo bisognerebbe avere memoria degli anni Novanta. La discesa in campo, l’Italia è il paese che amo, il primo governo, il ’94. Francesca Pascale aveva 9 anni, nel ’94, era alle elementari: sta per diventare una concreta alternativa a Giorgia Meloni, per la guida di un centrodestra post liberale e non fascista. Ma andiamo con ordine. All’indomani del referendum che segna la prima clamorosa sconfitta politica di Giorgia Meloni Fratelli d’Italia fa il suo repulisti e Forza Italia ne approfitta, fa il suo. Chi guida le danze, in Forza Italia? Marina, la figlia primogenita oggi quasi sessantenne, a capo dell’impero economico di famiglia. Chi chiama Marina a far da capogruppo di Forza Italia al Senato? Stefania Craxi, 65 anni, primogenita di Bettino. Le due prime figlie. Qui, momento commovente in cui si immaginano Silvio e Bettino, migliori amici e sodali negli anni dell’ascesa socialista al potere televisivo e politico, guardare con orgoglio alle loro bambine. C’è da svecchiare il partito, le ragazze di sessant’anni si attivano. Per le donne, specie se figlie di, sessanta sono i nuovi trenta. C’erano sempre maschi adulti davanti. Balena il nome di Debora Bergamini, per qualche incarico di rilievo. Bergamini era l’assistente personale di Silvio, in principio sua addetta stampa. Oggi ricopre ruoli prestigiosi, ha 59 anni. La carta coperta, in questo muliebre riscatto, è Francesca Pascale, 40. La Silvia Salis del centrodestra. È brava preparata e bella, è giusta fluida e amata da Marina. È spiritosa: “Tajani può sempre puntare a fare il presidente della Repubblica”, ha detto. Le donne di Silvio sono qui, sono di scena: vengono a riprendersi quello che è loro.
La riscossa delle donne di Silvio
Forza Italia pronta a riprendersi ciò che era suo
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