Sulla carta, la Regione Toscana è pronta a mettere in atto tutte le misure necessarie a garantire la sicurezza delle proprie acque. Il Consiglio regionale lo ha ribadito, approvando all’unanimità una mozione che impegna la Giunta a rafforzare i controlli sulla contaminazione da Pfas, quei composti chimici sintetici detti “inquinanti eterni”, perché resistenti alla degradazione e capaci di accumularsi nell’ambiente e nel sangue umano. Nella pratica, però, a oltre due mesi dall’entrata in vigore dei nuovi parametri nazionali, le aziende sanitarie toscane non sono ancora in grado di effettuare le analisi obbligatorie sull’acqua potabile.

Il decreto legislativo 102/2025, infatti, recependo le ultime direttive europee, stabiliva che a partire dal 12 gennaio 2026 i nuovi parametri restrittivi per i Pfas diventassero vincolanti per tutti i gestori idrici. Il testo rafforza i protocolli di monitoraggio e prevenzione, rendendo obbligatoria una vigilanza costante e preventiva. “Ma la Toscana si è fatta trovare impreparata. Le aziende sanitarie non sono attualmente in grado di effettuare le analisi, obbligatorie per legge, per verificare la presenza degli Pfas”, commenta a ilfattoquotidiano.it Rossella Michelotti, presidente del Forum toscano dei movimenti per l’acqua. “In teoria, avrebbero dovuto avere già tutto pronto. Invece sono passati più di due mesi dall’entrata in vigore della norma e non hanno ancora la strumentazione necessaria, né sono state predisposte le convenzioni”.