Aveva 17 anni quando due anni fa si consumò la strage di Altavilla, in provincia di Palermo, al culmine di una escalation dell'orrore tra riti pseudo-religiosi per scacciare il demonio, torture indicibili e un triplice omicidio che sconvolse la piccola cittadina. Sopravvissuta al delirio mistico dei "fratelli di dio", così si auto-definirono gli adulti ora sotto processo, agli investigatori che la trovarono addormentata in camera - mentre nelle altre stanze c'erano i cadaveri di Kevin, 16 anni, ed Emanuel di 5 - lei confessò subito di avere partecipato agli omicidi della madre Antonella Salamone e dei due fratelli.

Condannata in primo grado a 12 anni e 8 mesi la ragazza - ora diciannovenne - è stata assolta in appello. Per i giudici non è stata responsabile degli omicidi in quanto parzialmente consapevole di quanto stava accadendo sia perché minorenne sia per la condizione di sottomissione psicologica in cui fu trascinata mentre, secondo l'accusa, il padre Giovanni Barreca e i "fratelli di dio" Sabrina Fina e Massimo Carandente massacravano i suoi familiari. La ragazza sarà inserita in una struttura protetta fuori dalla Sicilia, seguirà un percorso con educatori e specialisti, scandito da test periodici di valutazione del suo stato, fino al ritorno in libertà.