PADOVA - «Poche parole e tanti fatti». Roberto Breda sceglie una frase semplice ma pesante per aprire la sua prima conferenza stampa da allenatore del Calcio Padova. Un concetto che è già una linea guida, pronunciato all'Euganeo davanti a giornalisti e addetti ai lavori, nel giorno della presentazione ufficiale.
Non l'annuncio ma il primo vero contatto con l'ambiente biancoscudato, in un momento in cui la squadra ha bisogno soprattutto di certezze. Il nuovo tecnico, 56 anni, trevigiano, oltre 300 panchine in Serie B, prende in mano un Padova reduce da quattro sconfitte consecutive e precipitato sull'orlo della zona playout. Una situazione che Breda affronta con lucidità e senza cercare scorciatoie: «Abbiamo poco margine di errore perché le partite sono poche. Non ci resta che spingere e andare a mille. Io voglio pensare una gara alla volta, cercando ogni domenica di fare il massimo e di ottenere ogni partita più punti possibili».
Non manca un riferimento anche alle esperienze precedenti, in particolare a quella sulla panchina della Salernitana: «Tra le mie esperienze passate ce n'è una che non mi va proprio giù e che, per questo, mi ha insegnato molto. Salerno è una piazza che calcisticamente sento come casa mia, ma l'anno scorso non è scattata la scintilla. Fa parte del percorso. Ogni esperienza ti lascia qualcosa e oggi, conscio degli errori che ho commesso in passato, mi sento più pronto». Breda entra anche nel merito della gestione della rosa, sottolineando i criteri che guideranno le sue scelte: «In un giocatore contano tre cose: personalità, qualità e gamba». Menzione d'onore, neanche a dirlo, per il Papu Gomez. «Riguardo al Papu, i primi due parametri sono ovviamente indiscutibili. Per il terzo, dobbiamo capire bene. Lui si è messo subito a disposizione, ma viene comunque da un infortunio. Dovremo vedere come sta». Infine, uno sguardo al futuro immediato, senza distrazioni. Il contratto fino al 2026 con opzione resta sullo sfondo: «Il contratto conta poco in questo momento. Le opzioni si discuteranno dopo. Adesso conta dimostrare e fare punti». La conferenza si chiude così, tornando idealmente al punto di partenza. Poche parole, tanti fatti.






