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In arrivo già domani nella regione oltre 2000 Marines. E Teheran si prepara a rispondere ad un possibile assalto a terminale energetico iraniano

Guerra e (incerti) tentativi di pace si alternano attorno all’Iran. Donald Trump ha fatto sapere di essere in contatto con la “persona giusta” a Teheran, forse Mohammad-Bagher Ghalibaf, il presidente del parlamento iraniano, e nuovo “uomo forte” del regime (il quale però ha smentito), mentre si intensificano gli sforzi diplomatici del Pakistan. Secondo la stampa Usa, il presidente americano avrebbe detto ai suoi consiglieri di voler concludere il conflitto contro la Repubblica Islamica entro le prossime settimane. Il problema, sottolinea il quotidiano finanziario, è che il tycoon non ha soluzioni facili per porre fine alla guerra e i negoziati di pace sono ancora in una fase iniziale.

A rendere ancora più confuso il quadro della situazione e la “nebbia della diplomazia” (così definito in un editoriale del Wall Street Journal), è il fatto che il capo della Casa Bianca nei giorni scorsi abbia deciso l’invio di truppe aggiuntive in Medio Oriente, preludio a quello che potrebbe essere un’operazione tra le più audaci e pericolose per le forze Usa: la presa dell’isola di Kharg, il “gioiello della corona” iraniano nel Golfo Persico da dove transita il 90% del petrolio del regime degli ayatollah. Una mossa che l’amministrazione Trump starebbe valutando per esercitare una maggiore pressione su Teheran qualora la guerra dovesse intensificarsi e per costringere la Repubblica islamica a riaprire lo Stretto di Hormuz.