Negli ultimi anni il diaframma che separa il mondo degli investimenti da quello delle scommesse è diventato sempre più sottile. Da sempre si usa il termine “giocare in Borsa”, come se ci fosse un ponte ideale tra l’aspetto ludico e quello serio della gestione del risparmio.
Un termine innocente che impallidisce di fronte alla degenerazione che hanno assunto certe forme di investimento soprattutto dopo lo scoppio della pandemia. Milioni di persone forzatamente a casa hanno cominciato a investire con le piattaforme di trading online e, a partire dagli Stati Uniti, è nato il fenomeno delle “meme stock”, azioni che salivano vertiginosamente per il tam tam sui social, al di fuori da qualsiasi logica fondamentale. La cosiddetta “gamification”. Il colpo di grazia finale alla separazione tra scommessa e investimento potrebbe arrivare dai “prediction markets”, i cosiddetti mercati predittivi.
Negli Stati Uniti ci sono piattaforme come Polymarket o Kahlshi specializzate in prediction markets dove si può scommettere su qualsiasi tipo di evento (guerra in Iran, elezioni di midterm negli Usa, etc). Sono scommesse vere e proprie con un esito binario (vincita secca o perdita secca). In caso di vincita lo scommettitore incassa subito.







