Mettono in campo vere e proprie strategie di caccia subacquea, sfruttando efficacemente la topografia dei fondali: così un nuovo studio fa luce sul comportamento, sin qui avvolto in larga parte nel mistero, degli uccelli marini. Decisiva l’’osservazione, nelle acque cristalline di Is Arutas, in Sardegna, di un giovane esemplare di marangone dal ciuffo mediterraneo (Gulosus aristotelis desmarestii): l’esemplare interagisce ripetutamente con strutture sottomarine specifiche, sfruttando con cognizione un tunnel sottomarino e una zona d'ombra sotto una scogliera, veri e propri schermi naturali utili ad avvicinarsi ai banchi di latterini senza essere scoperto. "Sì, siamo rimasti sbalorditi: sono bastati pochi minuti di riprese subacquee per svelare un comportamento mai documentato prima in questa specie”, rivela l’ornitologo Rosario Balestrieri, che ha coordinato la nuova ricerca internazionale, in prima linea la Stazione Zoologica Anton Dohrn in collaborazione con il Marine Research Institute dell'Università di Klaipėda, il gruppo Subacquei per la Scienza e l’Università degli Studi di Trieste.

Pubblicato sulla rivista scientifica Behaviour, lo studio sembra aggiungere un nuovo tassello di conoscenza su specie tradizionalmente considerate "predatori ad inseguimento" o come cercatori che scovano prede nascoste sul fondale, attraverso la strategia del cosiddetto “prey-flushing”. E invece no, sono in grado di utilizzare un comportamento più sofisticato, l’agguato sottomarino, una strategia di caccia complessa, quasi "pianificata", che si articola in tre momenti distinti. La prima fase è definita “herding” (letteralmente, radunamento): Il marangone insegue attivamente il banco di pesci, spingendolo verso barriere fisiche (come la riva) o in traiettorie prevedibili. La seconda è il vero e proprio agguato (ambush): l’uccello si posiziona dietro un elemento del paesaggio sottomarino, sfruttando l'oscurità o la roccia per occultarsi, e lancia un attacco fulmineo a corto raggio. Infine, il riposizionamento: dopo l'attacco, il predatore riguadagna una posizione vantaggiosa per ricominciare la manovra. “Questi uccelli sono in grado di compensare una visione sottomarina non eccelsa con una conoscenza tattica del territorio, trasformando il fondale in un alleato, in una trappola naturale, per catturare prede veloci," spiegano gli autori dello studio, che pongono l’accento anche sulla possibile collaborazione delle spigole, il cui movimento influenza lo spostamento degli altri pesci, agevolando il compito del giovane marangone dal ciuffo.