“The Woman Question 1550–2025” [La questione della donna 1550–2025], a cura di Alison M. Gingeras e presentata al Museo d’Arte Moderna di Varsavia fino al 3 maggio 2026 rappresenta una delle mostre più interessanti e chiacchierate attualmente in corso. La mostra presenta le opere realizzate da artiste e da persone che si identificano come donne negli ultimi 475 anni a livello globale; è organizzata in nove capitoli, riunisce circa 200 opere di quasi 150 artiste, che articolano la tesi secondo cui l’azione femminile esisteva già prima che i movimenti femministi prendessero forma negli anni Sessanta.

Dall’idea della “donna forte” al ruolo svolto dall’istruzione artistica all’emancipazione femminile; dalle autorappresentazioni delle artiste attraverso l’autoritratto al modo in cui hanno ridefinito il proprio ruolo, da musa a creatrice; dal surrealismo femminile all’arte come strumento di liberazione sessuale; dalla ridefinizione della maternità al di là dei cliché al contributo effettivo delle artiste, e delle donne in generale, alla società in tempo di guerra, e all’idea che gran parte della creazione anonima dovrebbe probabilmente essere attribuita alle donne.

Le donne si raccontano

All’interno di questo percorso curatoriale di grande impatto, Gingeras mette a confronto opere realizzate in epoche diverse, con tecniche e stili differenti e da artiste provenienti da regioni del mondo disparate e con background diversi. Il risultato è una dichiarazione universale quanto un’ossessione personale; una mostra che piace al grande pubblico quanto una fonte di dibattito tra i professionisti; un progetto rigoroso quanto giocoso. All’interno di una manifestazione così complessa di forza e ambizione curatoriale, vale la pena sottolineare alcuni momenti, anche per mettere in luce artiste che dovremmo tenere d’occhio.