Èarrivata in Italia nel giorno in cui l'America di Donald Trump ha iniziato a bombardare Teheran.

E' la storia di Maedeh Fallah, 28 anni, iraniana, studentessa e aspirante ricercatrice, con una laurea triennale in biologia conseguita in Iran. Oggi si trova a Napoli, nel cuore della ricerca oncologica italiana, all'Istituto Pascale, dove sta completando il percorso che la porterà a diventare dottoressa in biotecnologia molecolare. Qui, nei laboratori dedicati ai modelli immunologici innovativi, si misura ogni giorno con una scienza che non è solo studio, ma impatto concreto sulla vita dei pazienti. "Qui ho capito la vera attività della ricerca - racconta - Non è solo teoria: è capire come ciò che studiamo può diventare una cura".

Mentre il suo aereo atterrava lontano dal fragore delle esplosioni, il suo Paese entrava in una nuova spirale di tensione. Da allora, il filo che la lega alla sua terra si è fatto sottile, fragile, ma mai del tutto spezzato, spiega con un sospiro trattenuto. I genitori e la sorella vivono in una zona dell’entroterra iraniano, lontana dagli attacchi. Eppure la distanza non basta a cancellare l’ansia. Da quando è partita, non ha più avuto contatti diretti con loro: le notizie arrivano filtrate da un cugino, grazie a una connessione internet incerta, intermittente, quasi clandestina.