Sono le sette di sera ma Mashid ancora dorme, i lunghi capelli neri sparpagliati sul cuscino. Un sonno profondo dopo un’odissea che l’ha tenuta sveglia quasi ininterrottamente per tre giorni: ha lasciato Teheran martedì scorso insieme al suo bambino di un anno, in fuga dalle bombe e dai missili israeliani, e soltanto ieri è riuscita a rientrare nella sua casa appena fuori Milano. «Era andata con il marito, mio figlio Luca, a fine aprile in Iran per far conoscere il nipotino agli altri nonni, poi mio figlio è rientrato per via del lavoro. Lei avrebbe dovuto fermarsi ancora qualche giorno ma con l’inizio della guerra è rimasta bloccata lì» racconta al Corriere il suocero della donna, un'insegnante di inglese 40enne.