Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
25 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:23
Il taglio delle accise non basta più a contenere i prezzi alla pompa. Il nuovo rialzo del petrolio ha riassorbito rapidamente lo sconto fiscale varato dal governo la settimana prima del referendum sulla giustizia. Per il terzo giorno consecutivo i listini sono in aumento in tutta Italia. Il gasolio ha già superato i due euro al litro, tornando ai livelli di due settimane fa, prima del decreto carburanti, mentre la benzina si avvicina di nuovo alla soglia di 1,75 euro nel self service e la supera ampiamente in autostrada. L’intervento temporaneo – la sforbiciata vale solo fino all’8 aprile – mostra insomma le corde, mentre Chigi e il Mef devono decidere come intervenire dopo Pasqua visto che senza rinnovo i prezzi salirebbero di 24,4 cent al litro.
Il movimento riflette solo in parte l’andamento delle quotazioni internazionali: dopo il calo di lunedì, i prodotti raffinati hanno registrato una lieve flessione, ma il Brent è tornato stabilmente sopra i 100 dollari al barile. È questa dinamica a erodere l’effetto del taglio delle accise, che in assenza di un calo duraturo del greggio finisce per essere assorbito dai rincari. In questo quadro restano differenziate le strategie dei marchi. In particolare sul gasolio, secondo Staffetta Quotidiana, Eni si posiziona tra 5 e 9 centesimi sotto la concorrenza, mentre il prezzo medio delle pompe bianche è ormai allineato a quello delle compagnie, segnalando margini di competizione ridotti.












