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Ultimo aggiornamento: 11:19
Il taglio temporaneo delle accise sui carburanti deciso dal governo Meloni non si sta traducendo in prezzi alla pompa ridotti della stessa misura. A tre giorni dall’entrata in vigore della sforbiciata di 20 centesimi al litro (24,4 con l’Iva), i ribassi risultano inferiori alle attese e disomogenei sul territorio, a conferma che il fenomeno non è imputabile a un rialzo del greggio ma potrebbe dipendere dalla tempistica degli approvvigionamenti. In nessuna regione si registra infatti una riduzione pari all’intero ammontare previsto.
Secondo i dati del Mimit pubblicati sabato 21 marzo, il prezzo medio in modalità self service sulla rete stradale nazionale è pari a 1,713 euro al litro per la benzina e 1,966 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale i prezzi restano più elevati, con una media di 1,782 euro per la benzina e 2,032 euro per il gasolio. La benzina mostra flessioni che vanno dai -14,4 centesimi al litro della Campania ai -19,7 della Valle d’Aosta, con uno scarto di oltre 5 centesimi. Poi Friuli Venezia Giulia e Toscana (-19,1 cent) e Sardegna (-18,7 cent).
Per il gasolio, i ribassi più contenuti si registrano ancora in Molise (-12,6 cent, pari a 6,30 euro su un pieno), seguito da Campania (-13,8 cent) e Lazio (-14,1 cent). Anche in questo caso guida la Valle d’Aosta (-18,6 cent), seguita dal Friuli Venezia Giulia (-18,1 cent) e da Trento e Sicilia (-17,2 cent). In media, nelle regioni, il calo nei due giorni considerati è pari a 17,4 centesimi per la benzina e 15,8 centesimi per il gasolio.













