Alla prima lezione del corso di Storia moderna cui ebbi modo di assistere all’Università La Sapienza di Roma il professor Franco Gaeta ci fece una lezione sulle fonti e ci presentò due testi: il primo era un estratto di un martirologio cristiano in cui si esaltava la fede dei primi cristiani uccisi dai romani, il secondo era una breve frase di Tacito che spiegava che «i giudei, su impulso di un certo Cristo» avevano creato disordini giustamente repressi.
Due punti di vista opposti, ma il vero storico – questa l’essenza della lezione – non ne deve sposare nessuno. Il ricordo affiora a margine della notizia di un convegno per ricordare Renzo De Felice che si terrà venerdì 27 marzo alla Sala del Refettorio della Camera (via del Seminario 76) con un titolo intrigante, “Facciamo storia, non moralismo”. Vi prenderanno parte gli storici Giovanni Orsina, Enrico Serventi Longhi, Paolo Simoncelli, Andrea Ungari e il sindaco di Rieti – città natale di Renzo De Felice – Daniele Sinibaldi. Del convegno ha scritto Antonio Carioti sul Corriere sottolineando come uno dei lasciti più importanti di De Felice è quello di separare l’ideologia dalla storia. Tutto il contrario di ciò che avviene oggi quando non solo non si contemplano tutti i punti di vista che le fonti – come insegnava Gaeta – ci restituiscono, ma si adotta un solo punto di vista utile a dividere il mondo tra buoni e cattivi, soprattutto idoneo a bollare come “male assoluto” le destre politiche.






