Isogni sono i nostri guardiani del sonno, più sono vividi e coinvolgenti più siamo convinti di aver dormito bene, profondamente e senza interruzioni.

E' quanto emerge dallo studio a firma italiana pubblicato sulla rivista Plos Biology, finanziato da un Starting Grant del Consiglio Europeo della Ricerca (Erc) e frutto di una collaborazione tra la Scuola Imt Alti Studi Lucca, la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e la Fondazione Gabriele Monasterio, dove è stato istituito un nuovo laboratorio del sonno.

Per anni si è creduto che il sonno profondo fosse correlato ad un cervello 'spento' con onde cerebrali lente, scarsa attività e assenza di consapevolezza. Secondo questa visione, più profondo è il sonno meno attivo è il cervello mentre la fase Rem (Rapid Eye Movement) è riconosciuta come un parziale 'risveglio' del cervello. Eppure questa fase, caratterizzata da sogni intensi e da un'attività cerebrale simile alla veglia, viene comunemente percepita come un sonno relativamente profondo.

Per capire le basi neurali di questa sensazione, i ricercatori hanno analizzato 196 registrazioni notturne di 44 adulti sani che hanno dormito per 4 notti ciascuno in laboratorio mentre la loro attività cerebrale veniva misurata con elettroencefalografia ad alta densità. Inoltre i volontari sono stati svegliati ripetutamente durante il sonno non-Rem per descrivere le proprie esperienze immediatamente prima del risveglio e per valutare la profondità del sonno percepita e la sonnolenza soggettiva.