L’avvincente caso Delmastro, ex sottosegretario alla giustizia eletto a Biella e comproprietario alla periferia di Roma di una bisteccheria, che già dovrebbe essere un reato il nome, intestata alla figlia diciottenne di un adulto notoriamente prestanome di un clan, vada come vada a finire pone due interrogativi semplicissimi e non politici. Tecnici, diciamo così. Logistici. Il primo. Ma possibile che quello che sappiamo tutti, a proposito di certi locali, manca poco che sia indicato sui siti di prenotazione, non lo sappiano le persone che stipulano atti di compravendita? Notai, commercialisti, agenti di scorta del sottosegretario medesimo, amici al ministero. Gli autisti, che quando il notabile va a cena stanno tutta la sera lì fuori ad aspettare, persino loro. Le guardie del corpo che vengono da forze di polizia, stanno con te ventiquattr’ore al giorno, ti tutelano ma ti controllano, anche: niente, una moltitudine di persone ignare o nel peggiore dei casi timorose di dire. Perché, secondo punto. Quello che sappiamo tutti, di quartiere in quartiere a seconda del quartiere in cui abitiamo, è che ci sono locali misteriosissimi, sinistri. Lussuosi, a volte sempre deserti a volte improvvisamente popolati da tavolate di venti persone nella sala in fondo, quella riservata, le auto blu parcheggiate fuori e persone che fumando controllano l’ingresso. Locali talvolta decentrati — non sempre, ce ne sono anche in centro — che cambiano nome ogni sei mesi. Chiudono, riaprono, ora ci sono i lavori, ora è cambiata l’insegna. Ho letto che le indagini sulla famosa bisteccheria, chiedo scusa per il termine, sono partite perché il padre della proprietaria, il prestanome del clan, ha fatto un video su TikTok o su uno di questi social: si vede lui nel locale, la figlia che serve ai tavoli. Che scemenza, no, farsi un video? Ma a parte questo. Non serve il video. Basta girare in macchina, le lavanderie di soldi sporchi sono lì, vetrine sulla strada, si vedono a occhio nudo. Un controllo, ogni tanto, no?
Quante bisteccherie dappertutto
Nessuno che sapesse quello che tutti sanno














