Quando scorrendo tra lo scaffale delle novità editoriali ci imbattiamo in Le due rivoluzioni: Fascismo e Rivoluzione francese (320 pp.; 28,00€) di Carlo Talarico, pubblicato da Oaks editrice, l’idea di essere nel campo dell’antinomia è forte. Da una parte il 1789 dall’altra il 1922, quasi un secolo e mezzo di distanza eppure i punti di convergenza emergono. A spiegarlo è lo stesso Mussolini: «Le negazioni fasciste del socialismo, della democrazia, del liberalismo», afferma il Duce nel 1932 alla voce “La Dottrina del Fascismo” nell’Enciclopedia italiana, «non devono tuttavia far credere che il Fascismo voglia respingere il mondo a quello che esso era prima di quel 1789, che viene indicato come l’anno di apertura del secolo demo-liberale. Non si torna indietro». Nella premessa Mario Bozzi Sentieri parte dal compianto Giuseppe Parlato per dare fiato alla sinistra fascista. Giuseppe Bottai qui è l’anima delle mosse. «Noi non possiamo fare a meno di riconoscere che la Rivoluzione francese è veramente uno dei massimi avvenimenti della storia dell’umanità», afferma. «Lo spirito moderno, che acquista consapevolezza della propria potenza creatrice, della propria assoluta libertà, del proprio assoluto valore (...). La Rivoluzione francese è tutto questo, e negare o irridere è vano».