"Che vita è stata la mia? Ho fatto sempre quello che ho voluto.

Ho avuto un gran culo". Lo diceva all'ANSA Gino Paoli scomparso oggi a 91 anni, in occasione dei festeggiamenti per il suo ottantesimo compleanno, il 23 settembre 2014.

"Non ho mai avuto il pensiero del traguardo, ai 40, ai 50 o ai 60. Penso di nascere tutte le mattine e di morire tutte le sere. Vivo come se quello fosse l'unico giorno. E la vita è un susseguirsi di questi giorni unici. Del resto a 16 anni non pensavo neanche di arrivare ai 30", raccontava Paoli, che in effetti ai 30 rischiò di non arrivarci dopo aver tentato il suicidio nel 1963.

Una vita "vissuta come volevo io, sentita e goduta fino in fondo", eccessi compresi, senza essersi mai pentito. "No, non mi pento di niente. Potrei rivivere tutto nella stessa maniera - spiegava sicuro -. Tutti i giorni, tutti i momenti sono legati uno all'altro come pagine di un libro. Non puoi prenderne una e strapparla solo perche' ti piace". Le pagine del suo libro raccontano degli inizi a Genova, con Bruno Lauzi, Luigi Tenco, Fabrizio De Andre', Umberto Bindi: il primo nucleo della Scuola genovese. "Se mi sento un sopravvissuto? Si', mi mancano gli amici e forse e' questo il rimpianto piu' grosso che si puo' avere alla mia eta'. Bruno (Lauzi ndr) mi diceva sempre: 'non siamo i piu' bravi, ma i sopravvissuti'". E obtorto collo, qualche bilancio lo faceva.