GENOVA - Gino Paoli va per i novantuno. Sua suocera Leda, che ha due anni più di lui ed è di Modena, ha preparato le tagliatelle. A tavola ci sono la moglie, Paola, e la figlia che Gino ha avuto da Stefania Sandrelli, Amanda. Padre e figlia hanno gli stessi occhi. «Tutte le volte che andavo da Maurizio Costanzo — racconta lei —, scoppiava a ridere. Poi diceva: “Non ti offendere Amanda, ma quando ti guardo mi sembra di vedere Gino Paoli con la parrucca”». «Costanzo era un uomo intelligentissimo — ricorda lui —. Dopo lo scandalo della P2, era finito in una piccola radio romana. Mi invitò. Andai, perché è nel momento della disgrazia che si rivelano gli amici. Non l’ha mai dimenticato. Da allora Maurizio per me c’è sempre stato». Il discorso cade sui grandi attori che Paoli ha conosciuto: Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Dario Fo. Tutti accomunati dal fatto di essere andati a Salò. Perché? «Perché erano idealisti. Il fascismo è stato anche un ideale. Come lo è stato l’anarchia. Non possiamo accanirci contro vent’anni di storia italiana; perché Mussolini è nella storia italiana. Il Duce era capace, furbo: sapeva che gli italiani amavano identificarsi con gli eroi. Tutti eroi; o tutti cantautori».
Gino Paoli: «Non ho ancora superato la morte di mio figlio Giovanni. "Il cielo in una stanza" dedicata a una prostituta. La polemica con Elodie? Non sapevo chi fosse, giuro»
Intervista a Gino Paoli: «Sono arrivato a 90 anni in perfetta forma con lo stile di vita più malsano possibile: per decenni ho fumato due pacchetti di sigarette e bevuto una bottiglia di whisky al giorno. L’ho detto a un convegno di gerontologi, ho ricevuto 10 minuti di applausi»







