Gino Paoli il prossimo 23 settembre spegnerà le sue 92 candeline “con lo stile di vita più malsano possibile, fumando per decenni due pacchetti di sigarette e bevendo una bottiglia di whisky al giorno. – ha detto a Il Corriere della Sera – L’ho detto a un convegno di gerontologi, studiosi della vecchiaia, e ho avuto dieci minuti di applausi. Il mio medico mi vuole rigare la macchina. Gli esami del sangue sono perfetti”.
Paura della morte? “Della mia, no. Ho paura della morte delle persone che amo. La perdita di mio figlio Giovanni è un dolore che non ho ancora superato. Mi pesa molto parlarne. Un’ingiustizia atroce: deve morire prima il padre del figlio, dovevo morire prima io di Giovanni. L’ho detto al prete che ha celebrato il funerale: Dio dov’è? Come può permettere che un padre debba seppellire un figlio?”.
E ancora: “Il sacerdote mi ha risposto che Dio è nel sentimento che provo. Dio esiste anche per suscitare la nostra rabbia, il nostro dolore, la nostra reazione. Credo che sia davvero così. Così con Dio ci parlo. Gli chiedo perché si è portato via quasi tutti i miei amici, tante persone care. E lui mi risponde: ‘Se ci pensi bene, lo capisci’. Dio preferisce circondarsi di persone buone e intelligenti, anziché di figli di puttana. Mi chiedo però cosa ci faccio ancora io qui”.






