Information and technology, ospitalità e ristorazione, energia e utilities e industria, sono i settori che nel nostro Paese devono fare i conti con il livello più alto di carenza di talenti. In media, però, il fenomeno, in Italia, appare in diminuzione, seppure rappresenti una delle maggiori sfide per le imprese. Ancora all’inizio di quest’anno sono il 70% quelle che parlano di difficoltà a reperire i profili necessari. Una quota che, sebbene ancora elevata, è in miglioramento rispetto al 78% registrato lo scorso anno. Il dato emerge dalla nuova edizione del rapporto “Talent Shortage” di ManpowerGroup, che ha coinvolto oltre 39.000 datori di lavoro in 41 Paesi per fotografare l’evoluzione delle competenze richieste e le strategie adottate per affrontare il mismatch crescente tra domanda e offerta di professionalità qualificate.

«Lo sviluppo tecnologico e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stanno accelerando la trasformazione del lavoro, creando nuove professioni e ridefinendo le competenze necessarie per ricoprire i ruoli esistenti - afferma Anna Gionfriddo, amministratrice delegata di ManpowerGroup Italia -. In questo scenario, la formazione rappresenta la leva strategica più efficace per accompagnare la crescita delle persone e permettere alle imprese di reperire le professionalità richieste. Investire in upskilling e reskilling è essenziale, così come rafforzare una collaborazione strutturata tra mondo produttivo, scuola, università e istituzioni per anticipare i fabbisogni futuri e costruire percorsi formativi capaci di rispondere alla trasformazione dei settori e delle competenze».