Ventisette morti in un solo fine settimana, 108 persone investite sulle strade dall’inizio dell’anno. Ecco, basterebbero questi dati a far capire che «il lavoro per la sicurezza non è sufficiente», per dirla con le parole di Giordano Biserni, presidente dell’«Associazione sostenitori amici della polizia stradale» (Asaps). Lui è tra i promotori dell’omicidio stradale nel codice penale, assieme a Stefano e Stefania Guarnieri, genitori di Lorenzo, ucciso a 17 anni da un motociclista sotto effetto di alcol e cannabis. Era la notte del 1° giugno 2010.
Stefano Guarnieri: “Dieci anni di omicidio stradale. Così ho onorato il mio Lorenzo”
«Ma Asaps aveva incominciato a parlare di omicidio stradale già nel 2004-2005, dopo la morte (il 24 maggio 2003, ndr) del sovrintendente della Polizia stradale Pierluigi Giovagnoli. Precedeva una gara ciclistica ed è stato investito da un camion. Il guidatore aveva un tasso di alcol di 3,3 grammi per litro di sangue», racconta Biserni. Quell’uomo «era ubriaco persino il giorno del processo, tanto che il giudice aveva ordinato di seguirlo una volta uscito dal tribunale». La condanna fu di 14 mesi di carcere, con la condizionale. Appena fuori dalle aule di Giustizia, lui e il testimone che gli sedeva accanto nel giorno della tragedia erano andati al bar. Altra bevuta, prima di ripartire con il camion. Altro incidente, questa volta contro un palo.






