Adieci anni esatti dall'entrata in vigore della legge sull'omicidio stradale (legge 23 marzo 2016, n. 41, entrata in vigore il 25 marzo 2016), l'Italia fa un bilancio amaro ma necessario: una norma nata dopo resistenze culturali, politiche e istituzionali, frutto di una mobilitazione civile straordinaria, che ha segnato un passo avanti nella tutela delle vittime della strada e nella lotta all'impunità.
Il libro
A celebrare l'anniversario è il volume “La legge che non voleva nascere. Dieci anni di omicidio stradale: una battaglia di civiltà”, curato da Stefano Guarnieri (presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri ETS) e Giordano Biserni (presidente ASAPS – Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale), con prefazione del senatore Matteo Renzi, presidente del Consiglio all'epoca dell'approvazione della norma. Il libro, edito da Giunti, è stato presentato oggi in anteprima a Firenze, nella Sala Luca Giordano di Palazzo Medici Riccardi, alla presenza della sindaca della Città Metropolitana Sara Funaro e dello stesso Renzi.
Il titolo è emblematico: la legge «non voleva nascere». Nonostante la raccolta di oltre 85.000 firme da parte di familiari delle vittime e associazioni, il percorso legislativo fu lungo e tortuoso, ostacolato da scetticismo, timori di eccessiva penalizzazione e scarsa sensibilità istituzionale. Eppure, grazie alla tenacia di realtà come la Fondazione Lorenzo Guarnieri (nata dal dolore per la morte del giovane Lorenzo, investito nel 2010) e ASAPS, la norma è diventata realtà, introducendo nel Codice penale gli articoli 589-bis (omicidio stradale) e 590-bis (lesioni personali stradali), con pene più severe per chi causa morte o ferite gravi violando le norme del codice della strada, specialmente in casi di ebbrezza alcolica o uso di stupefacenti.






