«Se non mi porti almeno 2.500 euro al giorno ti sfregio col coltello». Non scherzava, non ha mai scherzato con le sue “ragazze”: tutte giovanissime ladre “assoldate” per compiere borseggi e piccoli furti nelle stazioni ferroviarie di Venezia e di Mestre e sui treni locali della Laguna. A una 14enne, una volta, ha mostrato la lama, a un’altra (che pure era incinta), a fine giornata, quando è tornata da lei senza più forze e stremata per il turno che le ha imposto, ha addirittura sferrato un violentissimo pugno nell’addome. Le sceglieva, le addestrava, le istradava nell’illegalità e, per chi si ribellava o semplicemente non riusciva a stare al passo delle sue richieste, c’era la brutalità usata a mo’ di punizione.

Sì, è vero, nella rete di criminali non era da sola (stiamo parlando di un gruppo smantellato dal nucleo investigativo dei carabinieri a fine dell’anno scorso che era stato in grado di racimolare almeno 50mila euro di refurtiva mettendo a segno ben 32 colpi), ma lei era sicuramente ai vertici di quella piramide di delinquenti che il sistema che aveva creato lo sfruttava due volte, una sulle vittime designate e una sulle sue “adepte”: la “boss delle borseggiatrici”, si faceva chiamare nel giro. Bosniaca, 22enne, scampata alla retata di novembre 2025 perché se l’era data a gambe levate, è stata arrestata, adesso, finalmente dagli agenti dell’Arma a Roma, all’Eur, che l’hanno fermata per un normale controllo e, quando hanno inserito il suo nome nel database delle forze dell’ordine, quasi non ci credevano. Grazie al suo curriculum non proprio senza macchia ora si trova nel settore penitenziario femminile del carcere romano di Rebibbia.