L’hanno colpita alla testa con il calcio della pistola poi legata e imbavagliata. Infine, non contenti del bottino trovato in casa, hanno sfogato la loro frustrazione abusando di lei. Una mattinata da incubo quella vissuta mercoledì dalla moglie di un dipendente della Dia, la Direzione investigativa antimafia. Una rapina a mano armata in pieno giorno nell’appartamento che la coppia condivide a Prati.
Poco dopo le 11 il commando (formato da tre uomini italiani) ha fatto irruzione in casa dell’agente, che in quel momento era al lavoro. «Signora, c’è una raccomandata da firmare», avrebbe detto uno dei tre malviventi alla vittima invitandola ad aprire la porta. Pensando che davvero si trattasse di una raccomandata, lei ha aperto. Ma non appena li ha visti sull’uscio, ha capito che qualcosa non andava. Non c’era nessun documento da firmare.
Davanti a lei solo tre uomini sulla cinquantina, con i volti parzialmente coperti dai cappelli da baseball. Ai piedi, per non lasciare tracce, i calzari che si usano nelle sale operatorie. Non le hanno dato nemmeno il tempo di reagire che l’hanno strattonata e ferita in testa con il calcio della pistola. Una volta stordita, l’hanno legata a una sedia tappandole la bocca per non farla gridare. Accertato che non ci fossero altre persone in casa, hanno rubato tutto quello che hanno potuto. Soldi e gioielli per oltre 2 mila euro. «Ora te la facciamo pagare», le hanno poi detto, prima di sfogarsi su di lei. Innervositi per il bottino ritenuto insufficiente. I ladri hanno approfittato della vittima fino a quando qualcuno non ha suonato al citofono, mettendoli in fuga. Sono scappati lasciandola lì, stordita e intrappolata nel suo appartamento.









