VENEZIA - Presa la “boss” delle borseggiatrici, una bosniaca di 22 anni. La più violenta che minacciava e aggrediva le minorenni buttate in strada a rubare. «Se non mi porti almeno 2.500 euro al giorno ti sfregio con un coltello» aveva detto ad una quattordicenne. Mentre ad una giovane incinta, sfinita dopo una giornata tra le calli veneziane a caccia di vittime da derubare, ha tirato con forza un pugno all’addome. Era il terrore della squadra di giovanissime a lei sottoposte nel racket dei borseggi in città. A ricostruire dinamiche e introiti era stata, lo scorso novembre, l'indagine coordinata dalla Procura di Venezia e condotta dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri, che all’epoca aveva smantellato una rete criminale in grado di raccogliere 50mila euro in 32 furti, agendo ogni giorno tra le stazioni ferroviarie di Venezia e Mestre e a bordo di treni, bus e tram che corrono lungo la città. Secondo il racconto delle ladre, il più delle volte minorenni o in gravidanza, la brutalità e il terrore rientrava nei metodi abituali con cui le più anziane controllavano le più giovani, dentro una struttura criminale fatta di obbedienza, paura e ricatto.

La più cattiva di tutte, tanto da meritarsi l’epiteto di “boss”, a ridosso dell’indagine aveva fatto perdere le proprie tracce. Ad attenderla infatti c’era il carcere. L'inchiesta, durata da luglio 2023 a dicembre 2024, si era infatti conclusa con 23 misure cautelari: otto arresti in carcere, otto divieti di dimora in Veneto, sei nella provincia di Venezia e un obbligo di dimora a Genova. Tra gli arrestati c’era anche una giovane incinta che era stata condotta al carcere femminile della Giudecca.