I quattro pirlacchiotti - quattro proprio di numero - che hanno “sporcato” il funerale di Umberto Bossi urlando contro Matteo Salvini, con ogni probabilità sono gli stessi che inneggiavano al Capitano quando la Lega veleggiava oltre il 30% garantendo poltrone per tutti. Anche a molti di loro. Poi, una volta rimasti col sedere all’aria, se ne sono andati sbattendo la porta, cercando di fondare leghine e leghette con il chiodo fisso di tirare per la giacchetta Umberto Bossi.
E proprio qui sta la parte più squallida dell’operazione. Una parte alla quale anche la famiglia del “Capo” ha detto basta, chiudendo le porte a tutti coloro i quali, per mesi, hanno millantato amicizie, pubblicato foto fuorvianti e attribuito intenzioni mai corroborate dai fatti. Il tutto mentre Manuela, la moglie-amica-complice di Bossi, spiegava a tutti che fino all’ultimo il suo Umberto pensava alla Lega e mai e poi mai l’avrebbe voluta divisa: «Dovete lavorare per l’unità del partito», ha detto a tutti quelli che in questi giorni hanno varcato la soglia della villetta di Gemonio. Proprio qui sta l’inghippo: i contestatori per interesse, in quella villetta non ci hanno messo piede e non certo per volontà loro.














