L'effetto bruciagrassi è innescato da quattro ceppi batterici specifici dell'intestino che lavorano come in una staffetta interpretando attivamente ciò che mangiamo per attivare un interruttore metabolico che trasforma il grasso bianco, che immagazzina energia, in grasso bruno, che brucia calorie.

Il meccanismo, individuato nei topi dai ricercatori della City of Hope, una delle più grandi e avanzate organizzazioni di ricerca e trattamento del cancro negli Stati Uniti, e dal centro di ricerca sul diabete del Broad Institute e della Keio University, è descritto sulla rivista Nature e apre a nuovi bersagli farmacologici per combattere obesità, diabete e malattie correlate.

"Abbiamo scoperto - afferma Kenya Honda, coautore senior dello studio e professore associato presso il City of Hope - che alcuni batteri intestinali riescono a percepire cosa sta mangiando l'ospite e a tradurre queste informazioni in segnali che dicono alle cellule adipose di bruciare energia". In pratica i topi alimentati con una dieta a basso contenuto proteico sviluppavano grandi quantità di grasso beige solo se avevano la giusta flora batterica intestinale. Quando la stessa dieta veniva somministrata a topi privi del corretto microbioma, l'effetto brucia-grassi scompariva. "Questo ci ha confermato - continua Honda - che la dieta da sola non era sufficiente e che il microbioma intestinale era essenziale".