(di Mauretta Capuano) Le parole diventano difficili in un "mondo di follia" come quello in cui viviamo.

Lo ripete più volte Tahar Ben Jelloun parlando di Democrazia e Medioriente in uno degli incontri più attesi di Libri Come, la Festa del Libro e della Lettura all'Auditorium Parco della Musica di Roma.

"Il regime iraniano resisterà in sfregio a tutto, anche sacrificando i suoi giovani" dice lo scrittore in un lungo dialogo con Paola Caridi.

"Questo regime non cadrà sotto i colpi delle armi americane, israeliane, perché si basa sulla fede e religione e queste sono cose pericolose quando scappano di mano" afferma.

Nato con il conflitto israelo-palestinese, lo scrittore per tutta la vita ha seguito i suoi sussulti come racconta nel libro L'anima perduta di Israele (La nave di Teseo) che ha finito di scrivere a luglio 2025. E ora alla domanda 'Cosa si può fare per il Medio Oriente?' risponde: "non posso fare nulla perché si ha a che fare con il disprezzo della legge, del diritto. Quello che stanno facendo gli Usa è la banalizzazione della legge del più forte. Non c'è più il diritto, la legge, vince il più forte. Ma quello che sta accadendo avrà ripercussioni su tanti Stati e Paesi che decideranno di aggredire i loro vicini calpestando il diritto. Se lo fanno gli Usa e Israele perché non possiamo farlo noi?" Ormai, "non c'è più spazio per la politica, il pensiero, la civiltà. Cioè che ci rende umani sta morendo".