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Le elezioni parlamentari di domenica in Slovenia non hanno più un chiaro favorito. Fino a qualche settimana fa i sondaggi davano in vantaggio il Partito Democratico Sloveno (SDS) di Janez Janša, già primo ministro tre volte, su posizioni di destra e populiste, oggi all’opposizione. Janša però è stato accusato di aver usato una società privata israeliana di intelligence per screditare l’attuale primo ministro, Robert Golob, di centrosinistra, e il risultato è tornato in bilico.

La Slovenia ha 2,1 milioni di abitanti, ma l’esito delle elezioni può avere conseguenze importanti anche a livello europeo: Golob è un europeista di centrosinistra, mentre Janša ha l’ungherese Viktor Orbán come alleato e come modello. Se Janša tornasse a essere primo ministro, la Slovenia si aggiungerebbe a Repubblica Ceca, Slovacchia e appunto Ungheria (dove però si vota il 12 aprile) fra i paesi con un governo populista di destra, euroscettico e meno rigido verso la Russia.

Le influenze esterne sono state al centro dell’ultima parte della campagna elettorale. All’inizio di marzo è stata pubblicata una serie di video che mostravano quattro collaboratori del primo ministro Golob avere conversazioni compromettenti con persone che si erano presentate come investitori stranieri: compromettenti nel senso che suggerivano vie illegali per ottenere appalti e lavorare col governo sloveno.