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Quindi l’intelligenza artificiale è buona o cattiva? Né una, né l’altra, non è né positiva né negativa, ma è uno strumento

«Quo vadis humanitas?», «Dove vai umanità?», è il titolo in latino di un documento della Santa Sede pubblicato in questi giorni che parla di intelligenza artificiale. Purtroppo, a mio avviso, ha avuto poca risonanza. La provocazione viene da un’antica tradizione. L’apostolo Pietro - si narra - per paura di essere ucciso scappa da Roma. Sull’Appia Antica (dove oggi c’è la chiesetta appunto del «Quo vadis») gli appare Gesù. Al suo stupore «Dove vai, Signore?», si sente rispondere: «Vado a Roma a farmi crocifiggere di nuovo perché tu stai scappando». In questa riflessione la domanda si ribalta, nell’orizzonte che caratterizza il nuovo Papa. Il predecessore nel nome Leone, il XIII, aveva affrontato la «rivoluzione industriale» offrendo l’enciclica Rerum novarum, «A riguardo delle cose nuove», fondamento della dottrina sociale della Chiesa. Il Santo Padre attuale ha scelto questo nome - ha spiegato lui stesso - proprio per la sua attenzione e passione verso quella che oggi è la «rivoluzione digitale», interpretando le dinamiche dell’Intelligenza Artificiale come le attuali «cose nuove, rerum novarum». Il sottotitolo che accompagna Quo vadis humanitas? è molto denso: «La sfida epocale dell’antropologia cristiana nell’era dell’Intelligenza Artificiale e del Post-umanesimo».