È nel Mediterraneo che l’Italia e l’Europa giocheranno la partita decisiva sul fronte dell’energia. E, in questo scenario, il Mezzogiorno, svolgerà un ruolo di assoluto rilievo. Con un effetto non secondario: con il nuovo meccanismo dei prezzi “zonali”, l’energia nel Sud costerà di meno. E, questo, potrà attrarre nuove imprese. Parola di Stefano Besseghini, ex presidente di Arera, l’authority che vigila sull’energia e grande esperto del settore.
È preoccupato dell’escalation del conflitto in Iran?
«C’è molta preoccupazione, soprattutto da quando sono finite sotto attacco le infrastrutture energetiche. Il rischio non riguarda solo il fabbisogno diretto dell’Italia o dell’Europa, ma anche l’effetto che si potrebbe produrre sui mercati globali. Una quota molto significativa delle esportazioni è destinata al Far East, alla Cina, al Giappone. Se quei flussi si riducessero paesi che normalmente non competono con noi entrerebbero sulle stesse rotte di approvvigionamento».
Ha fatto bene il governo a tagliare le accise sui carburanti?
«Sono provvedimenti che servono a sostenere la domanda. Il punto è capire se riescono a farlo in modo selettivo. L’ideale sarebbe stato aiutare solo chi ha davvero bisogno. Per fare un esempio, chi deve fare il pieno di una Ferrari molto probabilmente neanche si accorge del taglio dei 25 centesimi. Tutt’altro discorso per un pendolare che deve usare l’auto tutti i giorni per lavorare».






