Le luci sono spente e solo una delle tre finestre che affaccia sul cortile interno ha le imposte aperte. Da fuori sembra ciò che doveva essere: una delle sedi dei Servizi sociali del Campidoglio. Perfino la targa, che porta ancora impressa la vecchia classificazione dei Municipi di Roma, è ancora lì a ricordarlo. Proprio al fianco di quella porta che l’anarchico Alessandro Mercogliano, 53 anni, ha aperto e chiuso centinaia di volte prima di morire giovedì sera al Parco degli Acquedotti mentre con la sua compagna Sara Ardizzone, 35 anni, stava assemblando un ordigno artigianale per la causa insurrezionalista. Via degli Angeli è una lunga strada alle spalle di Porta Furba nel cuore del Quadraro, uno dei quartieri popolari della Capitale, in cui già terroristi trovarono rifugio negli anni in cui le Nuove Br erano attive. Sembra un déjà vu come pure incalza un residente del civico 163 perché da quel locale comunale, poi occupato abusivamente e trasformato in rifugio da Mercogliano&Co., servono appena 13 minuti per arrivare a piedi in via Maia numero 6.
Un altro indirizzo che crea un ponte ideale tra il terrorismo di ieri a quello di oggi e dove la Digos nell’ottobre del 2003 scoprì il covo delle Nuove Br, dopo avere sequestrato un palmare a Nadia Desdemona Lioce. Dentro quell’appartamento di 64 metri quadri, che proprio le Nuove Br presero in affitto dal 1998, furono trovati documenti e materiale sugli omicidi di Massimo D’Antona e Marco Biagi.













