Manca poco al ritorno dell'ora legale. Si tratta di una misura puramente convenzionale che, come detto, consiste nello spostamento in avanti degli orologi di sessanta minuti rispetto all'ora solare, ovvero quella determinata dal fuso orario di riferimento naturale. Oggigiorno la tecnologia modifica automaticamente la maggior parte dei nostri dispositivi digitali, facilitando questo cambiamento, che ripone il suo significato profondo in una strategia di ottimizzazione energetica e sociale che affonda le sue radici nella necessità di far coincidere le ore di attività umana con la massima disponibilità di illuminazione solare, riducendo così il ricorso all'illuminazione artificiale nelle ore serali.

L'effetto immediato è il guadagno di un’ora di luce naturale in più al tramonto, un fattore che influisce positivamente non solo sui consumi elettrici nazionali, ma anche sulle abitudini di consumo e sul benessere psicofisico della popolazione. Con le giornate che si allungano visibilmente, aumenta la propensione a svolgere attività all'aperto dopo l'orario di lavoro, favorendo il turismo, il commercio e le attività sportive. Di contro, il prezzo da pagare nell'immediato è la perdita di un’ora di sonno nella notte del passaggio, un piccolo "jet-lag" domestico che può causare lievi disturbi del ritmo circadiano, come stanchezza o irritabilità, nei soggetti più sensibili durante il giorno successivo allo spostamento. Per quanto riguarda le modalità tecniche del cambio, gli orari vengono modificati secondo uno schema preciso e coordinato a livello europeo per evitare disagi nei trasporti e nelle comunicazioni internazionali. Il passaggio avviene sempre di domenica, precisamente nella notte tra il sabato e l'ultima domenica di marzo.