Al Salone Internazionale del libro di Torino quest'anno la scena è tutta per loro: i ragazzini non sono più semplici spettatori, ma diventano protagonisti.

L'edizione 2026, diretta da Annalena Benini, costruisce infatti gran parte della sua identità attorno allo sguardo delle nuove generazioni, chiamate non solo ad ascoltare, ma a intervenire, interpretare e raccontare il presente. Per presentare il programma, con oltre 2.700 eventi distribuiti in 70 sale dal 14 al 18 maggio, il Salone ha scelto il Book Pride di Torino, la manifestazione dedicata all'editoria indipendente che ha aperto i battenti a Milano: "un segno di attenzione, di cura, di vicinanza agli editori che sono la nostra anima" ha spiegato Benini.

A partire dal tema, ispirato all'opera di Elsa Morante, Il mondo salvato dai ragazzini, il Salone compie una scelta chiara: affidare simbolicamente ai più giovani la capacità di immaginare il futuro. Un'idea che prende forma concreta nella nuova sezione omonima, vera novità di quest'anno, dove ragazze e ragazzi - insieme a cinque giovani curatori d'età compresa fra i 19 e i 24 anni - affrontano questioni cruciali come lavoro, intelligenza artificiale, relazioni e attivismo. Non si tratta solo di contenuti, ma di un cambio di prospettiva. I giovani non sono più destinatari di un programma pensato altrove: diventano interlocutori diretti, coinvolti nella costruzione del discorso culturale. È un passaggio significativo, che avvicina il Salone ai linguaggi e alle sensibilità contemporanee. In questa direzione si rafforza anche il Bookstock, lo spazio storicamente dedicato ai lettori più giovani, che assume un ruolo ancora più centrale e riconoscibile, anche grazie alla nuova Arena. Qui si concentrano incontri, laboratori e attività che accompagnano la crescita dei lettori, trasformando la partecipazione in esperienza attiva.