Un’assunzione sbagliata è quanto di più controproducente e oneroso possa capitare a un’azienda. Quando si parla di middle manager anche 45mila euro. Se è vero che il mercato del lavoro è caratterizzato da un persistente disallineamento tra domanda e offerta di lavoro dovuta spesso alla carenza di competenze tecniche, lo è ancora di più che un’assunzione sbagliata può costare molto cara a chi la fa. Ne parla Valerie Schena Ehrenberger, ceo di Valtellina Lavoro, società di ricerca e selezione di personale e anche vicepresidente di Assoconsult e presidente di Eccsa (confederazione delle società di ricerca e selezione) che spiega quanto negli ultimi anni il mercato del lavoro sia cambiato radicalmente. Inserire una risorsa non adeguata che magari lascia l’azienda dopo poco tempo, secondo una valutazione di Valtellina Lavoro, ha un impatto non solo a livello di clima, ma anche a livello economico. Per una figura di middle management con una retribuzione annua lorda di 40mila euro che abbandona l’azienda entro i sei mesi, il conto cade in una forchetta tra 35.000 e 45.000 euro. Vanno infatti considerati il costo aziendale, i costi amministrativi, quelli relativi alla formazione e il costo del processo di recruiting. Ci sono poi da conteggiare le spese per la chiusura rapporto, come la buonuscita che, anche per periodi brevi, è ormai abbastanza comune, e per gli straordinari: con una risorsa in meno, le persone presenti in azienda dovranno coprire il vuoto lasciato dalla persona che se ne va. E poi ci sono tutti i costi indiretti e meno tangibili come la demotivazione del team, la mancata produttività e il calo attrattività sul mercato che aumentano quando il tasso di turnover è molto elevato.