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Araghchi contro la coalizione per Hormuz, nel mirino gli hub di idrocarburi dell'area

"Moderazione zero". A inaugurare la nuova formula di rappresaglia anti-israeliana ci pensa Abbas Araghchi. A dar retta al ministro degli Esteri iraniano la Repubblica Islamica ha usato, fin qui, solo una parte del suo potenziale strategico nel rispondere allo Stato ebraico. "La risposta dell'Iran all'attacco contro le nostre infrastrutture ha impiegato una frazione della nostra capacità di fuoco. L'unica ragione per la moderazione è stata il rispetto per la de-escalation richiesta". Dietro la svolta non vi sono i micidiali omicidi mirati con cui Israele ha spedito all'altro mondo la Suprema Guida Ali Khamenei e il segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale Ali Larijani, ma bensì l'attacco di lunedì agli impianti di estrazione del gas.

All'uscita di Araghchi si aggiunge anche la minaccia dell'esercito di "distruggere" le infrastrutture energetiche in Medioriente, qualora venissero nuovamente attaccate quelle iraniane. "Attaccando le infrastrutture energetiche della Repubblica Islamica il nemico commette un grave errore se ciò dovesse ripetersi - annuncia Khatam Al-Anbiya responsabile del Comando Congiunto - le rappresaglie contro le vostre infrastrutture energetiche e continueranno fino alla loro distruzione". E minacce altrettanto dure vengono lanciate anche contro l'Italia e gli altri sei paesi (Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Canada e Giappone) pronti a collaborare con Washington per la riapertura di Hormuz. Secondo Araghchi l'eventuale collaborazione costituirebbe "complicità nell'aggressione e negli efferati crimini commessi dagli aggressori".