Una chiusura dei conti 2025 in ordine, seppure senza brindisi, ma con un dividendo in aumento per gli azionisti: +10%. I numeri approvati dal cda raccontano una società solida, capace di difendere margini e cassa in un mercato che non concede sconti, e insieme mostrano il prezzo pagato per tenere la rotta: l’utile netto scende a 54 milioni di euro, dai 60,2 milioni del 2024, mentre i ricavi restano praticamente fermi a 931,6 milioni contro 934,7 dell’anno precedente.
È il paradosso, solo apparente, del gruppo guidato da Antonio Porro: crescita quasi nulla sul fronte del fatturato, ma redditività ancora robusta grazie a una cura continua dei costi, all’efficientamento della struttura e a un lavoro di consolidamento che tiene in piedi l’impianto industriale anche quando il mercato rallenta. L’Ebitda adjusted sale infatti a 158,2 milioni, in lieve aumento rispetto ai 157,6 milioni del 2024. Un segnale che a Segrate leggono come la prova della tenuta del modello.
Più accidentato il percorso dell’Ebitda reported, sceso a 151,2 milioni, zavorrato da maggiori oneri non ricorrenti concentrati soprattutto nelle aree Libri Trade e Libri Education. A pesare sono stati, tra l’altro, il progetto di migrazione del provider logistico e alcune operazioni straordinarie. Anche l’Ebit, positivo per 84,2 milioni, arretra di 7,8 milioni, risentendo pure di maggiori ammortamenti legati agli investimenti e agli effetti contabili delle acquisizioni realizzate negli ultimi cinque anni. Sullo sfondo, una posizione finanziaria netta che migliora a -85,7 milioni dai -91,8 di fine 2024.






