Mediobanca ha chiuso gli ultimi sei mesi del 2025 con un utile netto consolidato di 622,9 milioni di euro, in leggero calo del 5,6% rispetto all’anno precedente. L’utile netto consolidato contabile è stato di 512,6 milioni dopo i costi straordinari per 110,3 milioni collegati alle mosse del precedente management per difendersi dall’Ops di Mps (52 milioni), per i costi di uscita degli stessi manager (18 milioni) e per la svalutazione di due controllate estere.
Nei sei mesi i ricavi hanno tenuto a 1.786 milioni (-3%) grazie al credito al consumo di Compass e dal contributo arrivato dalla partecipazione in Generali, che hanno compensato la flessione registrata dalle attività di corporate investment banking e di wealth management, dove con i piani di retention si sta tentando di arginare l’uscita dei bankers.
Nell’ultimo trimestre (ottobre-dicembre) i ricavi si sono mostrati in ripresa a 918 milioni (+6%) con tutte le voci in crescita, con un cost/income del 47%. L’utile netto, sempre nel trimestre, si è attestato a circa 300 milioni (-6%) su base ricorrente e a 221 milioni dopo oneri non ricorrenti per circa 80 milioni.
«Questa relazione semestrale», ha detto l’amministratore delegato di Piazzetta Cuccia Alessandro Melzi d’Eril in un videomessaggio, «è una relazione transitoria, adottata per allineare il nostro periodo di esercizio al ciclo dell’anno solare. È stata anche una fase di trasformazione significativa», ha proseguito il manager, «a seguito del cambio di controllo della banca. I nostri risultati confermano la resilienza, la solidità e la coerenza strategica di Mediobanca», ha aggiunto.













