Venezia

Caro lettore, abbiamo raccontato sulle colonne di questo giornale molti casi di aggressioni a sanitari. Alcuni clamorosi. Non semplici esplosioni d'ira suscitate dalle tensione del momento, ma anche vere e proprie spedizioni punitive organizzate contro medici e infermieri colpevoli, agli occhi degli assalitori, di non aver dedicato le necessarie attenzioni e cure al proprio amico o parente.

Le confesso che però faccio fatica a riconoscermi per intero nella sua analisi. Lei ha ovviamente ragione quando denuncia i limiti del sistema sanitario, le carenze di organico, l'insoddisfazione da parte dei cittadini che si rivolgono a pronto soccorso e ospedali, la trasformazione della figura del medico. Tutti problemi veri e seri. Ma non sono convinto che la colpa di tante aggressioni non sia tutta del "sistema". E, anche se sono consapevole che è un po' impopolare dirlo, credo che una parte di responsabilità di questo fenomeno sia riconducibile anche ai comportamenti dei pazienti (o almeno di alcuni pazienti). E a come nel tempo si sono modificate le relazioni sociali e il modo di intendere da parte di tanti cittadini il rapporto con la struttura sanitaria e i professionisti che vi operano.