Emozioni. Belle e copiose, 480 pagine, 500 Gran premi, 75 anni di corse, sono le storie e i sentimenti di cui si nutre la Formula 1. Coraggio, rischio, paura, estasi, delusione. Felicità, al traguardo e in cima al podio. Lacrime di gioia, le ultime, purissime, freschissime, versate da Andrea Kimi Antonelli domenica scorsa a Shanghai, 116° pilota a iscrivere il proprio nome nell’albo d’oro della massima categoria del motorsport, a 20 anni (quasi) esatti dall’ultimo italiano prima di lui, Giancarlo Fisichella. Disperazione, anche. Incidenti, tragedie, altre lacrime, amare, cariche di tristezza e di rimpianto ancora oggi per decine di migliaia di appassionati. Ayrton Senna, certo, Imola, 1° maggio 1994, il giorno dopo Roland Ratzenberger. Gilles Villeneuve, Zolder, 8 maggio 1982. E purtroppo tanti altri campioni, in F1 o fuori dalla F1. Jules Bianchi, morto il 17 luglio 2015, nove mesi dopo l’incidente di Suzuka, 5 ottobre 2014, assurdo come quel trattore a bordo pista, è l’ultima vittima, con la piccola consolazione che il sacrificio non è stato vano, che – almeno – adesso la sicurezza corre veloce come le macchine.
Dal primo trionfo di Farina nel 1950 all’era di Hamilton e Verstappen










