Un libro per celebrare l’impresa. Non molto tempo fa la Pirelli, una delle eccellenze globali dei pneumatici, ha festeggiato il cinquecentesimo gran premio nel Campionato del Mondo di Formula 1. Una storia lunga e gloriosa che, con qualche pausa di riflessione, ha già brindato ai tre quarti di secolo. L’entusiasmante racconto celebra un legame indissolubile fra il glorioso marchio milanese e il motorsport che si sono sviluppati e cresciuti insieme. L’azienda fondata nel 1872 e quotata in borsa da oltre 100 anni ha sempre considerato le competizioni un laboratorio unico per mettere alla prova tecnologia, capacità decisionale e cultura d’impresa. Nelle 480 pagine dell’opera a cura della Fondazione Pirelli c’è la storia nella storia, cominciando dal primo capitolo che fu la gara d’esordio del neonato Mondiale.
Era il 13 maggio del 1950 quando, sul circuito di Silverstone, ricavato da un ex aeroporto militare dell’aviazione britannica, le monoposto made in Italy fecero spettacolo: 5 ai primi 5 posti in qualifica, tutto il podio tinteggiato di tricolore. Vinse Nino Farina precedendo di un soffio Luigi Fagioli, entrambi sulle rosse Alfa Romeo. Indovinate che gomme avevano i bolidi del biscione in quella leggendaria corsa? Manco a dirlo Pirelli che si aggiudicò altre 5 gare nella stagione, lasciandone una all’americana Firestone, mentre Dunlop e Englebert rimasero a bocca asciutta. All’epoca non c’era il fornitore unico ed anche i “gommisti” se le suonavano.










